BARCELLONA (Catalogna), Sant Pau del Camp
- Paolo Salvi
- 4 gen
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Aggiornamento: 7 giorni fa
Il monastero di Sant Pau del Camp è uno degli esempi più integri di architettura romanica a Barcellona, situato nel quartiere di El Raval.

STORIA
Fondato secondo alcuni alla fine del IX secolo (intorno all'897) dal conte Jofré II Borrell (morto nel 914), la cui lapide è conservata all'interno, deve il suo nome "del Camp" dalla sua posizione originaria al di fuori delle mura cittadine, nella piana verso il mare alle falde del colle del Montjuic. Questa ipotesi in realtà si basa sulla presenza della lapide del conte e di un paio di capitelli visigoti nel portale, che fecero propendere per un loro riutilizzo da un edificio precedente.
Distrutto durante le incursioni di Al-Mansur nel 985, fu ricostruito nell'XI secolo come monastero benedettino. La chiesa è nominata nella bolla papale di Urbano II (1098) che la confermava tra le proprietà del monastero di Sant Cugat, mentre in una bolla successiva, quella di Callisto II (1120), è citata come monastero. In quegli anni i coniugi Geribert e Rotlanda rifondarono una chiesa abbandonata che si ergeva su una loro proprietà, come risulta da un’iscrizione sul cenotafio in cui nel 1307 furono traslate le loro spoglie, nella speranza che fosse insediata una comunità benedettina, cosa che avvenne per opera del monastero di Sant Cugat del Vallés, che ne divenne proprietario. Non è chiaro se i due coniugi abbiano completato i lavori o delegato la costruzione ai notabili locali, ma verso la fine del 1127 il vescovo Oleguer di Barcellona concluse l'opera insediando una comunità, con l'approvazione dell'abate di Sant Cugat, dopo un periodo di presenza di monaci estranei. Il monastero crebbe rapidamente di potenza e ricchezza e si portarono a compimento i lavori di costruzione della chiesa alla quale seguì entro la metà del XIII secolo il chiostro.
Nel XIV secolo furono erette nuove mura che lo inclusero nel tessuto urbano. Nel XVI secolo il monastero si federò con altri cenobi benedettini (Montserrat nel 1508, Sant Cugat nel 1593 e, definitivamente, La Portella nel 1617). Nel 1672 vi si stabilì il noviziato dei benedettini, fino al 1820 quando i monasteri vennero soppressi durante il periodo costituzionale. Nel 1835, a seguito della Desamortización di Mendizábal, la comunità monastica fu sciolta e venne definitivamente chiuso. La chiesa divenne allora sede parrocchiale e gli edifici adibiti ad uffici pubblici, fino ad essere assegnati al Ministero della Guerra, fino al 1890. Molte costruzioni vennero abbattute e lo stesso chiostro avrebbe rischiato analoga fine se non fosse stato dichiarato monumento nazionale nel 1879.Tra il 1894 e il 1927 si svolsero in diverse campagne i lavori di restauro della chiesa, demolendo le aggiunte e cercando di ripristinare l’aspetto originario. Anche il chiostro venne sottoposto a restauri demolendo il piano del sopralzo costruito nelle epoche successive a quella duecentesca.
ARCHITETTURA
La Chiesa presenta una pianta quasi a croce greca con tre absidi semicircolari orientate e una cupola ottagonale su trombe all'incrocio del transetto. La corta navata è coperta da volta a botte come i bracci del transetto, sui quali si aprono le due absidiole laterali. L’abside maggiore s’innesta direttamente sulla crociera.

La facciata a capanna appare tripartita al registro inferiore con una parte centrale leggermente aggettante in pietra levigata e ben squadrata dove è inserito il portale, mentre ai lati le pietre sono di minor pezzatura e solo sbozzate. Una cornice orizzontale ad archetti, tre per parte, la delimita dal registro superiore, tutto aggettante e in pietra ben squadrata. Una cornice ad archetti, ancora tre per parte, segue la pendenza del tetto ed è interrotta al centro da un oculo pressoché tangente agli spioventi. Due basse monofore strombate sono collocate inferiormente e ai lati dell’oculo.

Il portale a tutto sesto è inquadrato dagli stipiti, lisci, che reggono l’architrave e da due colonne con capitello di recupero in stile visigoto, che reggono mensole sulle quali è impostata la ghiera torica del portale, al cui interno è la lunetta. Questa è scolpita con l’immagine del Cristo in trono affiancata da San Paolo e San Pietro, come si evince dall’incisione sull’architrave, decorata al centro da una croce a bassorilievo inserita in un tondo. Sul contorno della stessa, corre, inquadrata, un’iscrizione in lettere leonine. Allo stesso modo sono incise le fronti delle due mensole con figure entro tondi come croci, il fiore della vita o esafoglio, fiori e cerchi. La ghiera più esterna del portale è scolpita con emisfere alternate a varie figurine (una testina, una stella, un pesce, un fiore, un gufo, una tartaruga…) ed è retta alle estremità da due teste animali aggettanti a mo’ di mensola. In queste, pur nell’erosione del tempo dell’arenaria di cui sono fatte, si riconoscono il leone a sinistra ed il toro a destra, come indica il cartiglio tra le zampe, che si completano nelle reni dell’arco con l’angelo e l’aquila a formare un tetramorfo, inusuale per la disposizione. Infine, sopra l’arco al centro è scolpita la mano di Dio benedicente, orizzontale e in rilievo in un disco concavo.

Altre piccole sculture in facciata sono le mensoline a reggere gli archetti, che accolgono testine e figure zoomorfe o geometriche. Sul fianco settentrionale prosegue la cornice ad archetti in alto, poi a mezza altezza sulla parete laterale del transetto e si interrompe sulla facciata del transetto, dove si apre un semplice portale a sesto acuto sormontato da un piccolissimo oculo.

Ad oriente le absidi, costruite con bozze di piccole dimensioni, sono tutte concluse dalla medesima cornice ad archetti con alcune mensole scolpite a semplici motivi geometrici. Le absidiole hanno un’unica monofora, mentre l’abside maggiore, pentapartita da strette lesene, è aperta da tre monofore con arco monolitico scolpito a più rincassi.

All’interno si ripete la stessa tessitura muraria dove le parti aggettanti, gli archi sono in pietra liscia e ben squadrata mentre il paramento è più semplice in conci solo sbozzati non levigati. Così sono nella navata due analoghe cornici ad archetti che segnano l’imposta della volta a botte, come le arcate di delimitazione della crociera e le semplici cornici di imposta delle volte nel transetto e nelle absidi. “Al di sopra delle arcate del transetto poggiano le trombe coniche che fanno da base alla cupola, realizzate con un profilo ad arco rialzato che parte da un’imposta identica a quella delle absidi, appena sporgente e simile alle imposte di concezione gotica” (E. Junyent, 1981) Non è possibile riconoscere in queste opere l’architettura dei due fondatori della fine dell’XI secolo, Geribert e Rotlanda. Questa è opera più tarda, della fine XII inzio XIII secolo, che risente dei canoni di un romanico ormai maturo influenzati da elementi moreschi ed altri che preludono al gotico.

CHIOSTRO Adiacente alla chiesa sul lato meridionale e in parte avanzante rispetto il piano della facciata è il piccolo chiostro della prima metà del XIII secolo, rettangolare (lati nord e sud 6,40 m, lati est e ovest 7,20 m) e con coppie di arcate separate da un pilastro dilatato a formare un contrafforte posto a metà dei lati. Questo chiostro è caratterizzato da archi polilobati di influenza moresca, unici nel romanico catalano, che hanno la particolarità di disposti con andamento verticale e non il consueto andamento radiale, precisamente cinque lobi nei lati lunghi e tre in quelli corti. Infatti questi archi sono costruiti con blocchi orizzontali che avanzano in aggetto. Queste arcate sono rette da colonnine binate che negli angoli si addossano ad un pilastro quadrangolare, necessario a reggere le spinte fuori asse. Probabilmente i contrafforti dovevano essere il supporto di volte che non esistono più in quanto la copertura attuale è in legno a vista, ma la stessa è il risultato di un restauro volto ad eliminare il sopralzo in epoche successive al medioevo.
SCULTURA
Oltre a quella già descritta in facciata, sul portale e nella lunetta, le parti scultoree principali dell’edificio sono i capitelli del chiostro. Sulle colonnine binate, sormontate da blocchi d’imposta lisci o decorati a fogliame e motivi geometrici, si impostano capitelli, 48 in tutto. I più frequenti di tipo pseudocorinzio, scolpiti a motivi vegetali, talvolta intagliati minuziosamente con foglie di acanto a staccarsi ed emergere dal modellato. Alcuni capitelli hanno carattere puramente ornamentale con palmette ed intrecci viminei.Altri sono figurati con il tipico repertorio del bestiario medievale: leoni, aquile, grifoni, altri uccelli, sirene, guerrieri in lotta con leoni o mostri ed un arciere che tira ad una gazzella. Due infine sono i capitelli istoriati: uno raffigura Adamo ed Eva, l’altro la punizione della peccatrice, che mostrano un notevole dinamismo. Le figure spesso si replicano su un lato e l’altro dei capitelli accoppiati.

Purtroppo in fase dei primi restauri, quando vennero liberati dalla calce che li ricopriva, questi capitelli rimasero danneggiati, perdendo buona parte dei dettagli delle figure.
Di particolare interesse è il capitello nella galleria nord che raffigura la lotta di un guerriero con un mostro. Egli ha un’armatura di maglia, stretta da una cintura in vita, posta sopra una tunica aperta sui fianchi che gli consente di sguainare la spada. Tiene lo scudo in altro a proteggersi dagli artigli del mostro e porta un elmo appuntito con placca nasale, e indossa i gambali di maglia. La testa del mostro che parrebbe di donna è mancante. L’animale, un uccello dalle ali spiegate, fa leva su una zampa per aggredire il guerriero. A lato appare un uccello simile ad una chimera, con un corpo allungato da rettile e code coperte da squame, concluse da due teste di drago. Adiacente è un capitello alquanto rovinato che mostra un guerriero identico che soggiogato da un leone piega il ginocchio in segno di resa. Su di lui incombe un rapace pronto ad avventarsi. All’angolo con la galleria ovest sono addossate le colonnine binate che portano capitelli decorati da steli a voluta e, superiormente, figure di sirene-uccello dalle teste femminili dai lunghi capelli ondulati e dal corpo ricoperto di piume; le ali si alzano verso il centro e si piegano verso i lati.

Nella galleria ovest un guerriero analogo al precedente è replicato su un capitello. Egli si difende come può con lo scudo dall’attacco di un leone con la coda ramificata. Un altro personaggio di cui si vede la testa e il braccio destro segue a poca distanza. Ha appena trafitto nel collo una gazzella, che, ferita, torce il collo. I due ultimi capitelli della galleria ovest sono quelli istoriati: nel primo Adamo ed Eva affiancano l’albero della conoscenza al cui è avvolto il serpente. Essi portano la mano ad altezza del collo come ad indicare che hanno appena mangiato il frutto, mentre si coprono le vergogne con la mano sinistra. Il capitello purtroppo è parzialmente mutilo. Più originale la raffigurazione verso l’interno dove la rappresentazione fa allusione alla punizione della peccatrice, raffigurata a torso nudo, con le gambe ricoperte da una tunica o veste pieghettata, da cui sporgono i piedi. La figura è posta in posizione frontale incorniciata dalla testa dalla capigliatura fluente, mentre due rospi posti simmetricamente le succhiano i seni cascanti, facendole alzare le braccia in segno d’orrore.

Nella galleria sud i capitelli sono per lo più di tipo corinzio, appena sbozzati, mentre nella galleria est, oltre al predominante di tipo corinzio, si trova un capitello figurato che rappresenta una sirena-uccello con coda di pesce ad ali spiegate, parzialmente mutila. La scena si completa con un personaggio che sembra voler abbracciare la sirena, volgendosi verso di lei con un ginocchio a terra e l’altra gamba distesa in avanti.
Sul muro laterale di questa galleria si apre l’arcata di accesso alla chiesa e la sala capitolare, un semplice ambiente voltato risalente al XIV secolo, illuminato dalle consuete aperture, due trifore che affiancano il portale ad arco acuto.
Foto e testo: Paolo Salvi
Bibliografia:
Eduard Junyent, CATALOGNE ROMANE, ed. Zodiaque, Vauban, 1970
CATALUNYA ROMÁNICA, Vol. XX: "Barcelonès, Baix Llobregat, Maresme", Enciclopèdia Catalana, Fundación Santa María la Real Centro de Estudios del Románico. Barcellona, 1990
Pladevall, A., ELS MONESTIRS CATALANS, Edicions Destino, Barcellona, 1970

RACCOLTA ICONOGRAFICA
Sant Pau del Camp, facciata
Sant Pau del Camp, fianco e transetto nord
Sant Pau del Camp, abside ed absidiole
Sant Pau del Camp, interno
Sant Pau del Camp, chiostro
Sant Pau del Camp, sala capitolare




















































































































































































Molto interessante, Paolo, e molto dettagliato, questo reportage. Bello - e utile per noi che non c'eravamo - che a Barcellona tu abbia potuto vedere e documentare anche questo piccolo gioiello. Grazie!