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  • Immagine del redattorePaolo Salvi

SAULIEU (Côte-d’Or, 21, Bourgogne), Église Saint-Andoche

Aggiornamento: 2 dic 2023

BORGOGNA ROMANICA


L'attuale basilica romanica venne edificata su precedenti edifici religiosi, costruiti nel luogo di conservazione delle reliquie di tre martiri cristiani del II secolo, Andoche (Andocide, prete greco), Thyrse (Tirso, diacono) e Felix (Felice, mercante). Compagno di San Benigno e discepolo di San Policarpo, Andoche fu ucciso con i suoi compagni nel 177 dai Romani, sulla strada per Saulieu (la Sedelocus romana), quando Marco Aurelio si fermò in città. Faustus accompagnato dal figlio Symphorien avrebbe poi messo i loro corpi al riparo in un sarcofago di marmo di Carrara, poi li avrebbe seppelliti clandestinamente nella cripta di Sant'Andoche. Nel breve volgere di pochi anni cominciarono i pellegrinaggi per venerare le reliquie dei tre martiri. Nel 306 fu edificata una prima chiesa, che portava già il titolo di basilica se si deve credere alla volontà dell’abate Waré, abate di Flavigny e Saulieu, che nel 706 lasciò in eredità i suoi beni alla "basilica" Saint-Andoche a Saulieu (do ad basilicam sancti Andochii). Nel 747 un attacco dei Saraceni causò la prima rovina della chiesa e di gran parte della città. Secondo una tradizione non documentata Carlo Magno finanziò la ricostruzione della chiesa, che perde il titolo di basilica per assumere quello di "chiesa regia" di Carlo Magno. La presunta chiesa carolingia fu rovinata da guerre e saccheggi nel IX e X secolo. Nella prima parte dell'XI secolo era in rovina. Nel XII secolo la rinascita con Étienne de Baugé nominato abate di Saulieu nel 1112, il quale intraprese importanti lavori di ricostruzione: fu lui a costruire la chiesa di Saint Andoche, una riduzione del modello cluniacense, con una pianta semplificata e sobria. Il 21 dicembre 1119 Guy di Borgogna, arcivescovo di Vienne, eletto papa con il nome di Callisto II, la consacrò e procedette alla traslazione delle reliquie dei tre santi martiri dal sarcofago presente nella cripta, fino all'altare maggiore della chiesa. A tale data quindi il coro era concluso e poteva accogliere le reliquie. Intorno al 1139, il vescovo di Autun istituì un capitolo nella città di Saulieu, assumendo così il titolo di abate e conte di Saulieu. Fece poi della chiesa abbaziale una collegiata. Nel 1359, durante la Guerra dei Cent’Anni, la chiesa venne presa, saccheggiata e bruciata dagli Inglesi; la parte orientale fu distrutta dalle fiamme, e negli anni successivi i papi Urbano V (1364) e Clemente VII (1384, antipapa avignonese) concedettero indulgenze per la sua ricostruzione. Il coro gotico della fine del XIV secolo era più spazioso di quello attuale, che venne ricostruito all’inizio del XVIII secolo secondo la sobrietà giansenista.

ARCHITETTURA La basilica era alla fine del XII secolo un grande edificio lungo tra i 65 e i 70 m (ora 42,50) e largo 25 m. Era costruita su una classica pianta a croce latina con tre navate, transetto, un vasto presbiterio circondato da un deambulatorio decorato da absidiole e cappelle radiali. Di questa parte originale manca completamente il transetto e la parte absidale. Sulla facciata si ergono due alte torri quadrate di altezze e disegno diverso: la torre sud è a due piani, sormontata da un tetto quadrangolare a coppi, mentre la torre nord, il campanile, è a tre piani. Questo era stato riportato sulla facciata nel XIV secolo e venne colpito da due fulmini nel 1692 e 1734, per cui venne completato da una cupola in piombo all’italiana. La facciata è austera e possente, priva di ornamenti scultorei, ma scandita nel cornicione da mensoloni detti “borgognoni”. La pietra utilizzata per realizzare Saint-Andoche è tipica della regione: calcare hettangiano, che nel tempo ha assunto la tinta grigia responsabile dell'aspetto severo della basilica. La chiesa è a tre navate con copertura a volta a botte leggermente archiacuta sorretta da sottarchi sulla navata maggiore e volte a crociera sulle navate laterali, secondo la consuetudine del tempo in Borgogna. La navata si sviluppa sul tipico schema borgognone. L’alzato della navata maggiore, per ognuna delle cinque campate, si sviluppa su tre registri: una grande arcata acuta, sormontata da un falso triforio di sobrie quadrifore cieche separate da lesene scanalate, una ampia monofora ad illuminare la navata. Delle semplici cornici sagomate a gola delimitano i tre registri, avvolgendo i sostegni, e in alto la volta a botte, intonacata a risaltare sulla pietra. Il presbiterio venne completamente rifatto nel 1704 al posto del coro gotico trecentesco. Ha una conformazione modesta e presenta due campate rettilinee, voltata a botte, e si conclude con un’abside poligonale su tre lati, coperta da semplici volte a vela. Tornando alla navata, le grandi arcate longitudinali sono sorrette da pilastri cruciformi cui è addossata su ogni lato una semicolonna. All’interno della navata maggiore le nervature salgono senza interruzione fino alle volte, se si escludono le cornici marcapiano, ed i capitelli sono collocati in corrispondenza delle arcate longitudinali e sulle pareti esterne delle navate laterali. La navate laterali si concludono in due cappelle orientate: a nord quella della Vergine Maria e a sud quella di San Giuseppe.

CAPITELLI L’interesse dell’edificio è tutto nella navata romanica e nei suoi pregevoli capitelli, circa una cinquantina, alcuni istoriati, altri decorati con figure zoomorfe, altri ancora a motivi vegetali, tutti di pregevole fattura. I capitelli istoriati della basilica, cinque in tutto di riferimento biblico, si possono dividere in due categorie: quelli dell'Antico Testamento e quelli del Nuovo Testamento. Tra quelli dell'Antico Testamento, troviamo, nella parte settentrionale dell'edificio, l'episodio di Balaam e l’asina.


Tra i capitelli istoriati tratti dal Nuovo Testamento troviamo, nella parte settentrionale della basilica, la Tentazione di Cristo e, nella parte meridionale, la Fuga in Egitto. Sempre nella parte meridionale è l'Impiccagione di Giuda: Giuda, impiccato dal demone Lucifero che tira il cappio, è raffigurato con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, come se stesse urlando. L'ultima rappresentazione istoriata è la Risurrezione di Cristo: dopo la morte del corpo, Cristo risorge spiritualmente ed esce dalla sua tomba. Le braccia alzate, guardando le donne distese intorno a lui, i palmi rivolti, Cristo annuncia "Noli me tangere" ("Non toccarmi"). Sono rappresentate le Pie Donne: Maria Maddalena, Maria e una terza, ma in due fasi successive. Prima vanno al sepolcro, notando che è vuoto, a causa della risurrezione di Cristo, e poi vanno ad annunciare la buona novella, come chiede loro l'angelo sopra di loro.


Questi capitelli sono motivo d’orgoglio della collegiata di Saulieu e forse sottendono ad un programma dall’intento didattico dottrinale. “La scelta delle scene nell’immenso repertorio del Vecchio e del Nuovo Testamento, e la loro dislocazione nella chiesa, sembra indicata e ispirata soltanto dalla loro intensità plastica e dalla preoccupazione di una collocazione che, sotto la luce radente e carezzevole, sappia esaltarne i rilievi incavati.” (R. Oursel, 1978) Gli altri capitelli, zoomorfi, sono inseriti tra le scene istoriate con cui dialogano. Troviamo nella basilica gufi o civette accompagnati da decorazioni vegetali. Troviamo anche una scena pastorale, detta anche “musica profana”, con una testa d'orso nella parte superiore della composizione, una testa di leone nella parte inferiore, da cui escono dalla sua bocca volute di fogliame, a formare la cornice della scena. Su un altro ancora sono una lupa, delle colombe, delle capre affrontate ed accompagnate da un porco e da un orso, e tutto questo bestiario danzante è custodito da un pastore intento a suonare l’olifante. I capitelli successivi presentano una dualità animale, come il combattimento di galli dove la composizione può essere divisa in due parti con, da un lato, il bene e, dall'altro, il male. Nell’angolo due personaggi, forse i proprietari dei galli, rappresentano il vincitore e lo sconfitto. In un capitello sono presenti due leoni che sembrano nascere dall’acanto; in un altro due aquile stanno ritte, come aggrappate all'astragalo con gli artigli, le ali spiegate, chinate come per guardare lo spettatore che sta sotto, a terra (simili a quelle di Anzy-le-Duc, del 1050 circa); un altro mostra due cinghiali affrontati dal pelo irto, che combattono al centro della composizione a bocca aperta, accompagnati dai loro domatori, che li tengono per la coda e stanno per colpirli. Sono presenti anche animali fantastici come draghi e viverne (draghi alati bipedi) che rimandano alla mitologia locale, all'immagine che gli uomini dell'inferno e degli inferi potevano darsi. Due biscioni o draghi, faccia a faccia si scambiano un bacio, atto della loro riproduzione, dopodiché la femmina divora il maschio. Quindi un sagittario, o centauro, che tende l'arco con la sua freccia, scolpito in cima alla navata laterale nord. Queste raffigurazioni sono trattate con un brio alquanto truculento e non paiono sottendere significati simbolici, quasi fossero solo frutto di buffonesca fantasia. “Se ci si è visto qualche legame con l’atelier di Gislebertus di Autun, si deve riconoscere una personalità operante egualmente nel secondo quarto del XII secolo. questo scultore ed il suo atelier giocano con la natura attraverso la presenza di foglie ed animali. Si ammirano le proporzioni e i movimenti ben descritti di due asini, come si nota il gioco di sguardi e l'espressione dei visi dei personaggi, mentre le loro vesti sono trattate in maniera più astratta” (Sapin, 2007).

Infine, soprattutto al di sotto delle volte, abbiamo i capitelli di stampo fitomorfo, interpretati con estrema varietà a rappresentare acanto, piante grasse, foglie di carpino dalle nervature delicate. Sempre in relazione alla scultura, va aggiunto che il portale in facciata venne completamente distrutto dalla Rivoluzione Francese nel 1789 e dopo il 1849 ricostruito dallo scultore Creusot, con sei colonne e la lunetta con la consueta iconografia cristiana: un Cristo in maestà, iscritto in una mandorla, qui sostenuta da quattro angeli, ed attorniato dai simboli degli Evangelisti. Fotografie e testi Paolo Salvi (ove non espresso diversamente)


Bibliografia:

Raymond OURSEL, BOURGOGNE ROMANE, coll. La nuit des temps, 1978 Christian SAPIN, BOURGOGNE ROMANE, Dijon 2007

Sitografia:

Wikipedia.fr, Basilique Saint-Andoche de Saulieu Monumentum.fr, Basilique Saint-Andoche de Saulieu

Iconografia:

01 – Facciata della Collegiale Saint-Andoche

02 – Facciata, parte superiore

03 – Facciata, parte inferiore col portale del XIX sec.

04 – Veduta absidale da nord-est

05 – Veduta absidale da nord

06 – Navata maggiore verso il coro

07 – Navata maggiore verso il coro, volta a botte archiacuta con sottarchi

08 – Navata laterale destra con volte a crociera

09, 10 - Navata laterale sinistra con volte a crociera

11 – Veduta trasversale dalla navata laterale sinistra alla navata maggiore

12, 13 – Navata maggiore, volte a botte archiacuta con sottarchi

14 – Navata maggiore, a tre ordini sovrapposti: ampia arcata longitudinale acuta, falso triforio e ampia monofora

15 – Navata maggiore di scorcio, a tre ordini sovrapposti: ampia arcata longitudinale acuta, falso triforio e ampia monofora

16 – Navata maggiore, tre ordini sovrapposti: ampia arcata longitudinale acuta, falso triforio e ampia monofora

17 – Navata maggiore, falso triforio e ampia monofora, volta a botte

18 – Navata maggiore, falso triforio e ampia monofora

19 – Navata laterale sinistra, cappella laterale tardogotica

20 – Navata laterale sinistra, cappella absidale piana

21 – Coro, altare e stalli lignei

22, 23 – Navata maggiore, capitello di Balaam e l’asina

24, 25 – Navata maggiore, capitello della Prima Tentazione di Cristo

26 – Navata maggiore, capitello fitomorfo con testina centrale

27, 28 – Navata maggiore, capitello con i cinghiali in lotta

29 – Navata maggiore, capitello con i cinghiali in lotta trattenuti da un uomo per la coda

30 – Navata maggiore, capitello a palmette

31, 32 – Navata maggiore, capitello corinzianeggiante

33. 34 – Navata maggiore, capitello fitomorfo con testine dalla cui bocca escono vegetali

35 – Navata maggiore, capitello con volute

36, 38 – Navata maggiore, capitello con il duello dei galli e due personaggi che assistono

37 – Navata maggiore, capitello con aquile ad ali spiegate

39, 40 – Navata maggiore, capitello della Fuga in Egitto

41– Navata maggiore, capitello con due draghi affrontati che si baciano

42, 43, 45 – Navata maggiore, capitello dell’Impiccagione di Giuda

44 – Navata maggiore, capitello a decori vegetali variegati

46, 47, 48 – Navata maggiore, capitello della Resurrezione di Cristo

49, 50 – Navata maggiore, capitello dell’Impiccagione di Giuda

51, 52 – Navata maggiore, capitello della Fuga in Egitto

53 – Navata maggiore, capitello con foglie di carpino

54 – Navata maggiore, capitello a palmette

55 – Navata maggiore, capitello fitomorfo con testina centrale

56 – Navata maggiore, capitelli fitomorfi e a rosette

57 – Navata maggiore, in alto, capitello a palmette

58 – Navata maggiore, in alto, capitello a palmette

59 – Planimetria della Collegiata (in situ)

60 – Planimetria della Collegiata (Sapin, 2007)

61 – Facciata della Collegiata (post 1851, da monumentum.fr)

62 – Sarcofago altomedievale delle Reliquie (post 1851, da monumentum.fr)

63 – Evangelario di Carlomagno, altomedievale (post 1851, da monumentum.fr)



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1 Comment


g.giuliani.mobile
Oct 13, 2023

Di Saulieu, dove sono stato almeno un paio di volte, ricordo una facciata austera, che tu documenti, Paolo... e poi solo i capitelli, meravigliosi. Sono così belli che io l'interno della chiesa lo vedo solo ora, lo osservo solo ora, dal questo tuo reportage: quand'ero là, non avevo occhi che per le cinque splendide perle di Saulieu.

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