STIA (AR), Pieve di Santa Maria Assunta
- Paolo Salvi
- 25 apr
- Tempo di lettura: 7 min

STORIA
La Pieve romanica di Stia era una delle principali del Casentino e l’ultima a chiudere la vallata dell’Arno verso nord. È menzionata in un documento del 1017 come “Plebe S. Marie sito Stagia”, e la sua fondazione viene ricondotta da alcuni a Matilde di Canossa nota anche come duchessa Matilde di Toscana (1046-1115). L’attuale edificio è però il risultato di una riedificazione operata dai Conti Guidi intorno al 1150, che vi avrebbero costruito anche il loro sepolcreto.
Dopo una visita pastorale nel 1742, il vescovo di Fiesole Francesco Maria Ginori dispose interventi di manutenzione avendone rilevato il degrado incipiente, mentre dopo il 1770 si ebbero interventi più rilevanti che la modificarono pesantemente: fu demolita l’abside romanica (1772) e costruita una cappella quadrata coperta da volta delimitata da una balaustra marmorea (1773) ad opera di Sebastiano Giovannozzi da Settignano. La copertura a capriate lignee fu sostituita da volte affrescate. Numerosi altari barocchi vennero addossati alle pareti delle navate laterali.
Nel 1776 venne accordato al rettore il permesso di demolire la prima delle sette campate della chiesa per ampliare lo spazio della piazza antistante e con essa la facciata romanica e nel 1777 venne completata l’attuale fronte.

Nel ‘900 si operarono i restauri tesi a riportare la pieve al suo primitivo aspetto medievale e nel 1925 gli altari tardo barocchi vennero rimossi dal Castellucci, come le volte della navata maggiore riportando le capriate in vista. Quindi, lo stesso demolì il coro costruendo sulle tracce di quella antica l’abside neoromanica. Altri lavori di restauro vennero effettuati nei primi anni ’70 del secolo scorso (1970-74) durante i quali dagli scavi nel presbiterio emersero l’altare della primitiva pieve, di minori dimensioni, mentre nella navata maggiore le basi di due colonne cilindriche in muratura dal diametro di oltre un metro, forse di epoca etrusco-romana e visibili sotto il pavimento ai lati dell'altare maggiore.
ARCHITETTURA L’impianto della pieve è quello basilicale a tre navate divise da colonne monolitiche in arenaria dall’entasi accentuata e fortemente inclinate verso il centro. L’originaria abside semicircolare analogamente alla facciata venne, come detto, demolita nel Settecento. Con la demolizione della facciata, avvenne anche quella della prima campata (1776) per cui l’attuale navata è composta dalle superstiti sei campate ed è coperta a capriate lignee, che vennero rimesse in vista coi restauri del 1925 che portarono alla demolizione delle volte barocche, mentre le navate laterali conservano le volte a vela settecentesche. A metà del lato destro si eleva il campanile che ha l’aspetto di una torre. Esso ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso del tempo e nel XVIII secolo venne ricostruita la cella campanaria.

SCULTURA L’Elemento che riveste l’interesse maggiore sono gli splendidi capitelli romanici di aspetto arcaizzante che rimandano a quelli della vicina pieve di Romena, che doveva essere di poco precedente a quella di Stia e datati al 1150 circa. Per i due edifici e per altre pievi del Casentino si ipotizza l’intervento delle medesime maestranze per le analogie dei temi e del modellato. Come a Romena leoni “dai contorni più tondeggianti, dovuti a uno scalpello più esperto, volgono la testa; anche qui rigidi telamoni sorreggono il peso delle volute angolari e fiancheggiano figure paludate con il pastorale, insegna della loro carica” (Bracco, 1971). L’autrice si riferisce con ciò al capitello che raffigura sulle fronti al centro quattro vescovi, mentre negli angoli sono quattro figure intese come telamoni. Altri capitelli raffigurano sirene, angeli dalle larghe ali e tunica plissettata, aquile ad ali spiegate, draghi, tralci e frutti.

La tecnica è quella tipica dei maestri lombardi, però più evoluta di quella di Romena, con l’uso di linee “più incisive e geometriche che si accentuano nei rigidi panneggi, nelle teste angolose, nei solchi paralleli a spina di pesce di certe figure. Contemporaneamente il modellato acquista rilievo e vita; i leoni di Romena balzano qui con maggior vigoria dal fondo liscio del capitello” (Bracco).
Queste analisi hanno condotto ad attribuire una datazione dei capitelli al sesto decennio del XII secolo rilevando anche analogie con la scultura d’Oltralpe, più precisamente d’Alvernia e aree limitrofe come il Velay e il Forez (ad esempio Saint-Blaise a Rozier-Cotes-d’Aurec).

PITTURA E ARREDO (fonte Wikipedia)
All'inizio della navata destra è la rinascimentale Cappella del Battistero, risalente1526. Sulla parete sinistra è un grande affresco coevo con la Natività e l'Adorazione dei Magi attribuito ad Antonio di Donnino del Mazziere.
Sulla parete di fondo è un trittico con l'Annunciazione di Maria e Santi di Bicci di Lorenzo. L'iscrizione alla base del dipinto riporta la data 1414 e il nome del committente, il Conte Neri Guidi di Porciano e proviene dalla chiesa di San Lorenzo del castello omonimo.

Al centro è il Fonte battesimale a coppa in marmo di Carrara, datato 1526. Tra le colonne che separano la navata centrale da quella destra si trova un Pulpito ottagonale in noce intagliato, che riporta un'iscrizione con il nome Hieronimus e la data 1584. Al termine della navata laterale destra sono un Crocifisso ligneo, opera quattrocentesca, e un Ciborio in terracotta invetriata attribuito a Santi Buglioni, risalente al 1520 circa. Nel coro è una tavola facente parte di un polittico smembrato che raffigura un'Assunzione della Vergine, attribuito al cosiddetto Maestro di Borgo alla Collina (Scolaio di Giovanni), dell'inizio del XV secolo. Nella cappella al termine della navata sinistra è una tavola con la Vergine col Bambino e due Angeli, della scuola di Cimabue, risalente all'ultimo decennio del XIII secolo. Sulla parete sinistra è una Vergine in Trono col Bambino e i Santi di Lorenzo di Giovanni di Nofri, databile al 1460 circa. Sulla parete destra è invece un altorilievo in terracotta invetriata con la Madonna col Bambino di Andrea della Robbia, del 1490 circa.

Testo e fotografie: Paolo Salvi
Bibliografia:
Alfio SCARINI, PIEVI ROMANICHE DEL CASENTINO, Cortona, 1977
Maria BRACCO, ARCHITETTURA E SCULTURA ROMANICA NEL CASENTINO, Firenze, 1971
Sitografia: Wikipedia, PIEVE DI SANTA MARIA ASSUNTA A STIA




























































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