CHANCELADE (Dordogna, 24, Aquitania), Chapelle Saint-Jean

STORIA
La Chapelle Saint-Jean-Baptiste venne consacrata nel 1147, poco dopo la fondazione della grande chiesa abbaziale di Notre-Dame (1120). Originariamente era concepita per svolgere le funzioni di chiesa parrocchiale per la popolazione del borgo, mentre la chiesa abbaziale rimaneva ad uso esclusivo delle preghiere e della vita claustrale dei monaci agostiniani. Al contrario di questa che ha subito diversi guasti ed interventi, la cappella è arrivata a noi quasi intatta, mostrandoci uno degli esempi più completi del romanico del Périgord.

ARCHITETTURA
La chapelle Saint-Jean è una piccola chiesa a navata unica absidata, di cui le dimensioni internamente sono 19 x 6 m. La navata è coperta da volta a botte archiacuta, divisa in due campate da un sottarco (arc-doubleaux). Questo è sostenuto da due colonne addossate alle pareti laterali, concluse da semplicissimi capitelli dalla forma svasata su una base torica. Verso est è l’abside semicircolare coperta da una semicalotta ed illuminata da tre monofore a tutto sesto e a sguancio liscio. Nessun elemento decorativo scultoreo è presente nell’abside, mentre troviamo tracce di un affresco rappresentante una città turrita ed un lacerto di affresco nella calotta non più interpretabile.

L’esterno, ottimamente conservato, è in pietra calcarea bianca (siamo nel Périgord blanche) ben squadrata e con sottili giunti di malta. La partizione interna in due campate è denunciata da un contrafforte piatto nel fianco meridionale, nel quale appaiono evidenti le buche pontaie utilizzate durante la sua costruzione. La gronda è sorretta da semplici mensole a quarto di cerchio.

Nella facciata occidentale si apre un portale romanico leggermente acuto, sormontato da quattro archivolti, inframmezzati da una cornice “à damier” tra il secondo ed il terzo e conclusi da una cornice più esterna definita, talvolta, a punte di diamante. Nell’archivolto interno sono scolpite entro clipei le lettere P A X ed una croce. Subito al di sopra del portale, sette mensole sagomate reggono una cornice marcapiano; in quella centrale è scolpita la mano di Dio benedicente.

Il portale è inquadrato da due coppie di piedritti e colonnette lisce e terminati in semplici capitelli privi di decorazione se non alcune linee orizzontali incise sul perimetro circolare.
Nel secondo registro impostata sulla cornice che lo delimita in basso è una bella monofora a tutto sesto racchiusa da due colonnette di forma tornita e un archivolto scolpito “à damier”. Al di sopra di questa, nel timpano e in asse col portale, è un clipeo con l’Agnello crucifero.

Nel fianco settentrionale si nota la roccia sulla quale è stata costruita la cappella ed resti del muro di cinta che racchiudeva l’abbazia.
Ad oriente, su uno zoccolo costruito sulla roccia, l’abside è tripartita da due semicolonne e divisa in due registri da una semplice cornice sulla quale si impostano gli archivolti delle tre strette monofore con cornici decorate “a damier” o festoni su colonnette tornite di analoga fattura di quelle già viste in facciata. In alto, la gronda è sorretta da mensole con modanature lineari ad esclusione di quelle scolpite con fiori stilizzati.

Elemento da rimarcare sono le tante incisioni nella pietra ("marques de tâcherons") coi simboli dei tagliapietre che le tagliavano: se ne contano non meno di 168 di otto tipi diversi, segno che l’edificio venne costruito in un'unica fase da una squadra di otto artigiani.
Testo e foto: Paolo Salvi


Bibliografia:
Jean Secret, PÉRIGORD ROMAN, La nuit des temps, n.27, ed. Zodiaque, 1968
Marie-France Bunel, Christophe Métreau, L’ART ROMAN EN PÉRIGORD, ed. La Geste, La Creche 2017
Sitografia:
Office du tourisme Grand-Périgueux
POP piattaforma aperta del patrimonio culturale
Documentazione fotografica:































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