SARLAT-LA-CANÉDA (Dordogne, 24, Aquitanie), Cathédrale Saint-Sacerdòs

STORIA
Secondo una versione storica, alcuni religiosi in fuga dalla tirannia del duca Waïfre d'Aquitania, si ritirarono nella valle dove sorge l'attuale Sarlat. Pipino il Breve fece costruire per loro un monastero, dotandolo di terreni. Le fondamenta della chiesa abbaziale sarebbero quindi state gettate nell’VIII secolo. Secondo un’altra ipotesi la fondazione risalirebbe al IX secolo: l’abbazia benedettina di Sarlat era coeva delle principali abbazie del Périgord, Paunat e Terrasson e successiva a Brantôme e Saint-Front. Citata per la prima volta in documenti del 954 e del 1094, alla fine dell’XI secolo contava 70 possedimenti e 100 monaci e raggiunse il suo apice nel XII secolo, quando vi furono trasferite le reliquie di Saint-Sacerdos, vescovo di Limoges e nato in un borgo limitrofo del Périgord, Calviac. Fu allora che la dedicazione della chiesa al Salvatore venne integrata col nuovo patrono.
Mentre predicava contro l’eresia catara, Bernardo di Chiaravalle nel 1147 soggiornò a Sarlat e l’abbazia svolse un ruolo importante di controllo teologico e politico sul territorio compreso tra Périgueux, Cahors e Agen.
L’abbazia venne eletta a cattedrale nel 1317 (e fino al 1801) ad opera del papa Giovanni XXII, francese di Cahors, e la sala capitolare ne divenne la sacrestia. Poiché l’edificio era divenuto troppo piccolo per la nuova funzione venne iniziato un radicale rifacimento, iniziando dall’abside. La navata venne ricostruita nel XV secolo inglobando l’area dei chiostri. Saccheggiata nel 1574 dai protestanti, venne sottoposta a interventi di restauro e portata a compimento nel 1682.

ARCHITETTURA
Dell’abbazia romanica attualmente sussiste il solo clocher-porche (torre campanaria al centro della facciata a farne da portico d’ingresso): è diviso in quattro registri di cui il primo occupato dal portale squadrato, risalente al 1706, che sostituì l’antico portale polilobato. Sopra di esso, nel secondo registro, la possente torre con una triplice e slanciata arcata cieca, alla cui base a destra e sinistra sono due nicchie quadrangolari contenenti coppie di figure a tutto tondo. Al terzo registro, al di sopra di una cornice marcapiano su modiglioni è su tre lati una galleria di quattro arcate, quelle esterne cieche e le due interne formanti una bifora.

Il lato occidentale venne modificato nel 1531 quando vi fu aperta un’ampia finestra ogivale per inserire una campana. Ai lati di questa arcata sono due coppie di colonne per lato con semplici capitelli con testine angolari. All’ultimo registro una coppia di lisce monofore ogivali risalenti al XVII secolo poste sopra una semplice cornice torica. La torre è conclusa da una guglia piramidale composita dalla forma bulbosa, terminante in una lanterna ottagonale, del XVIII secolo. Interiormente, il livello inferiore è coperto da una volta a crociera e incorniciato da una cappella restaurata e un corridoio voltato del XII secolo. Il livello successivo è voltato con una cupola su pennacchi perfettamente edificata, che regge la cella campanaria.

L’interno è a tre navate, la maggiore ampia e coperta da volte a crociera, le laterali più basse con volte ogivali con tiercerons e liernes di epoca tardogotica. Le navate sono divise da pilastri cilindrici che si elevano fino al livello delle volte e dalle cui ramificazioni si generano i costoloni. Le pareti sono alte e lisce e, in alto, in ogni campata si apre un’ampia finestra ogivale ad illuminare la navata. Questa è composta da quattro campate, seguite dalla campata del coro e dall’abside, avvolta dal deambulatorio.
Foto e testi: Paolo Salvi (ove non specificato diversamente)
Bibliografia:
Jean Secret, PÉRIGORD ROMAN, La nuit des temps, n.27, ed. Zodiaque, 1968
Marie-France Bunel, Christophe Métreau, L’ART ROMAN EN PÉRIGORD, ed. La Geste, La Creche 2017
Sitografia:























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