GANAGOBIE (Alpes-de-Haute-Provence, 04, Provence-Alpes-Cote-d'Azur), Abbaye Notre-Dame de Ganagobie
di Philippe Rougier

STORIA Il monastero di Notre-Dame de Ganagobie è un'abbazia benedettina situata a circa 15 chilometri a nord-est di Forcalquier e a circa 30 chilometri a sud di Sisteron.
Il monastero fu fondato intorno al 960-965 dal vescovo Giovanni II di Sisteron. Egli donò i terreni sui quali sorse il priorato, che fu in seguito annesso all'Ordine di Cluny, all'epoca guidato dal provenzale Maiolo di Cluny. Tale possedimento fu confermato da una bolla di papa Stefano IX, datata 6 marzo 1058.
Nel 1215, il priore di Ganagobie divenne vescovo di Sisteron.
L'abbazia sorge 350 metri al di sopra dell'ampio letto del fiume Durance, su uno stretto altopiano calcareo popolato da lecci – dove le cicale rompono la quiete circostante – e delimitato da pareti scoscese.
La Via Domizia, che costeggia questo altopiano, costituiva in epoca gallo-romana – secondo Strabone – la via «più breve e più sicura» tra la Spagna e Roma; tale rimase anche nel corso del Medioevo.
Fiorente fino alla fine del XIV secolo, il monastero conobbe un declino nel XV secolo. Visse una parziale rinascita nella prima metà del XVII secolo, grazie all'impulso del priore Pierre de Glandevés, per poi essere completamente saccheggiato durante le guerre di religione.
Da segnalare, infine, che non lontano dall'abbazia – a circa un chilometro verso nord – si trovano le più antiche tracce di insediamento sull'altopiano.
L'altopiano fu infatti frequentato dall'uomo fin dal Neolitico (circa 2500 a.C.).
Nel I secolo a.C., vi si stabilirono i Sogionti, i quali edificarono un cosiddetto "oppidum sbarrato": per proteggere l'insediamento, infatti, era sufficiente sbarrare l'accesso meridionale al promontorio, che sugli altri lati risultava naturalmente difeso da pareti rocciose a picco.
Intorno al VI secolo, due fattorie occupavano l'altopiano: una nell'attuale sito del monastero e l'altra a Villevieille.
In seguito, verso l'anno Mille, nello stesso luogo si formò un villaggio; tuttavia, l'epoca era tutt'altro che sicura: la regione era infestata da saccheggiatori, briganti e malviventi. Molto presto (all'inizio del XIII secolo), l'insediamento fu fortificato con una cinta muraria, ancora visibile oggi. Il villaggio fu definitivamente abbandonato verso la metà del XV secolo.
I Sogionti (un popolo gallico delle Alpi meridionali, la cui capitale era Segustero, l'odierna Sisteron).

ARCHITETTURA
La chiesa, costruita nella prima metà del XII secolo, sorge sopra due edifici più antichi, le cui fondamenta sono state riportate alla luce dagli scavi degli anni Sessanta.
L'edificio risponde ai canoni dell'architettura romanica provenzale: la navata, lunga 17,7 metri, è suddivisa in tre campate coperte da volte a botte ogivali.

All'ingresso, la tribuna ha conservato la propria scala e una decorazione a mascheroni (XVII secolo). I due transetti sono articolati in absidiole: il braccio settentrionale del primo transetto è coperto da una volta a botte ogivale, analogamente alla navata; l'incertezza riguardo alla tipologia di copertura del braccio meridionale ha impedito di ricostruirne la volta, che presenta pertanto una semplice struttura a capriate.


Il chiostro romanico è un piccolo capolavoro di grazia e semplicità; il refettorio, coperto da due volte a crociera, e la sala dei monaci sono stati restaurati, mentre gli altri edifici che li circondavano si trovano in rovina. Si tratta dell'unico chiostro romanico superstite nel dipartimento; il suo angolo sud-orientale è stato ricostruito tra il 1895 e il 1905.
Su ogni lato, il chiostro si apre mediante due ampi archi e due bifore. I capitelli sono decorati con motivi a zigzag (detti "a bastoni spezzati") e foglie stilizzate scolpite in modo piatto; uno di essi presenta anche volti umani. Il chiostro è ornato inoltre da figure di animali e, su una colonna, dalla figura di un personaggio in posizione eretta: forse un abate o un santo.
Le gallerie sono coperte da lastre di pietra (lose).

IL REFETTORIO
L'accesso a questo ambiente avviene tramite la galleria sud del chiostro.
Con una superficie di circa 80 metri quadrati, è costituito da due campate con volte a ogiva che poggiano su colonnine decorate, risalenti all'inizio del XIII secolo.

Testo e foto: Philippe Rougier Traduzione: Paolo Salvi

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA












































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