top of page
  • Immagine del redattorePaolo Salvi

LAVAUDIEU (Haute-Loire, 43, Auvergne), Abbaye Saint-André

Aggiornamento: 2 dic 2023

ALVERNIA ROMANICA Il sito dell'abbazia di Lavaudieu, venne menzionato per la prima volta nell’anno 909 allorquando si chiamava Saint-André-des-Comps; nel XV secolo prese il nome di Vallus Dei (Vallée de Dieu) e successivamente (XVI secolo o 1847) assunse la forma contratta e semplificata di Lavaudieu.

L’importanza attuale dell’abbazia risiede nel fatto che, forse per il suo aspetto umile, non venne devastata ai tempi della Rivoluzione e mantiene soprattutto l’unico chiostro romanico d’Alvernia (se si eccettua quello della cattedrale di Le-Puy-en-Velay), oltre ad importanti affreschi romanici presenti nel refettorio. Della costruzione romanica rimangono infatti la chiesa abbaziale ed il chiostro, col refettorio, mentre gli edifici abbaziali vennero ricostruiti nel XVII-XVIII secolo, come l’appartamento della badessa che conserva decorazioni settecentesche e pavimento a parquet intarsiati.

STORIA

Il sito della chiesa di Saint-André-des-Comps venne donato verso il 1050 da Raoul, signore di Lugeac, all’abbazia di La Chaise-Dieu, che doveva rispondere ad un numero elevato di vocazioni femminili. Saint-Robert de Turlande, fondatore dell’abbazia, volendo creare un priorato femminile in un sito meno freddo dell’altopiano di La Chaise-Dieu, nel 1057 vi fondò il priorato benedettino. Lo sviluppo dell’abbazia fu immediato, tanto che, avendo accolto nel 1070 le figlie dei conti d’Alvernia e di Melgeuil, già nel 1077 ad essa furono annessi i priorati di Censac, Chassignoles, Paulhaguet ed Entremont, mentre in epoca successiva verranno aggiunti i priorati di Bonneval, Saint-Didier-sur-Doulon e Touls, nonché il priorato di Santa Maria della Rocca in Lombardia (?) (esiste una chiesa di Santa Maria delle rocca, benedettina, ad Offida nelle Marche). Nel 1173 Guglielmo VII il giovane dona le terre di Touls, nel Cantal, all’abbazia, a condizione che vi venga fondato un priorato e nel 1176 papa Alessandro III con un bolla papale conferma le donazioni ed i privilegi dell’abbazia. L’abbazia raggiunse quindi il suo apogeo verso la fine del XII secolo, epoca in cui, grazie a numerose donazioni, vennero costruiti gran parte dei suoi edifici, la chiesa abbaziale, il chiostro, la cui parte più antica è il lato ovest, e gli edifici del priorato. Nel XIII secolo vennero edificate tre cappelle laterali sul lato nord della chiesa. Nel XVI secolo, dopo il Concordato di Bologna del 1516 l’abbazia venne trasformata in commenda e la regola si ammorbidì, tanto che le religiose divennero canonichesse, andando ad abitare in alloggi individuali adiacenti al convento. Alla fine del XVII secolo contava 25 religiose. Nel 1718 la priora ricevette il titolo di badessa. Al tempo della rivoluzione erano 13 le canonichesse, tutte di nobili famiglie d’Alvernia. Nel 1791 esse lasciarono l’abbazia e l’anno seguente questa venne venduta come bene nazionale a degli agricoltori che la suddivisero e modificarono il chiostro per accogliere il bestiame e far accedere i carri agricoli. Nel XIX secolo, gli edifici del monastero erano divisi tra proprietari negligenti e rischiava il saccheggio, quando intervenne l’ente nazionale dei Monumenti Storici che si interessò al chiostro, portando al suo restauro con l’adiacente refettorio. Recentemente (1966-67) un ciclo di affreschi molto interessanti del XIV sec. sono stati scoperti e recuperati nella navata della chiesa.

ARCHITETTURA

La chiesa abbaziale era abbastanza modesta. Originariamente era composta di un’unica navata formata da tre campate, con transetto sporgente, voltato a botte, ed abside semicircolare, impostata direttamente sul transetto. Sui bracci del transetto si aprono in spessore di muro due piccole absidiole, quella sinistra ancora semicircolare, quella destra, alterata dopo il XVII secolo, poligonale. L’esterno della chiesa non è particolarmente rimarcabile, se non il bel campanile romanico ottagonale in pietra rossa (gres) di La Chomette (una località pochi chilometri a sud), a due registri di monofore. Ad esso durante la Rivoluzione venne mozzata la guglia.


Il campanile è impostato sulla crociera ed appoggia su trombe che raccordano la canna ottagonale a due registri di ampie monofore al quadrato della crociera. L'abside è semicircolare ed è direttamente impostata sul transetto, ha ampie finestre monofore ed è coronata da una cornice a dentelli che reggono la copertura. La facciata è semplice a capanna ed è preceduta da un rustico portico. Nella facciata è aperta dal XIII secolo un'ampia finestra ogivale che illumina l'interno. La lunghezza interna della chiesa è di 26,70 m, la larghezza di 5,60-5,30 m; la larghezza del transetto 12,15 m, l’altezza della navata maggiore 14 m. I muri della navata sono alleggeriti da grandi arcate di scarico, grossomodo a tutto sesto. Successivamente venne aggiunta una navata sul fianco sinistro della chiesa, ma l’architettura è tanto grezza da rendere difficile la sua datazione. La navata è coperta da una volta a botte archiacuta realizzata agli inizi del XIV sec., all’epoca dell’apertura ad ovest della grande finestra e della realizzazione degli affreschi (1315). Il transetto, coperto da volta a botte, è sporgente e su di esso è impostato direttamente il coro con l'abside semicircolare. La crociera del transetto, quadrata, porta grazie a trombe angolari il campanile ottagono. Il coro leggermente disassato rispetto alla navata sembrerebbe, secondo il Craplet, ricostruito con materiali antichi, forse verso il XVII sec.

AFFRESCHI Il ciclo pittorico della navata della chiesa del convento venne riscoperto negli anni 1966-67 ed è stato eseguito agli inizi del XIV secolo sotto la guida della badessa Louise de Vissac. Sull’arco trionfale è raffigurata la Crocefissione, inquadrata da scene di taglia più piccola, come la Dormitio Virginis, e il martirio di Sant’Andrea, su una croce latina che l’artista raffigura orizzontalmente. Sulla controfacciata della chiesa, da una parte e dell’altra della grande finestra, è raffigurata l’Annunciazione con l’arcangelo Gabriele e la Vergine. Sulla volta della navata maggiore è affrescato un Cristo nella mandorla, opera trecentesca. Sopra le arcate che dividono la navata maggiore da quella aggiunta a nord, sono affrescate quattro scene della Passione di Cristo: la flagellazione, il portamento della croce, la crocefissione, la deposizione dalla croce e nel sepolcro. Verso la metà del fianco sud è affrescata la Peste Nera, piuttosto che la Morte Nera, attraverso la figura di una donna velata, che brandisce delle frecce con le due mani, tanto che alla sua destra e sinistra gli uomini colpiti crollano a terra: papa, vescovi, monaci, monache, canonici, nessuno sfugge. Sulla parete nord, gotica, al di sopra delle arcate, inquadrate, sono le figure dei quattro Evangelisti, due ad ogni estremità, seduti davanti ad un pulpito, mentre scrivono il proprio Vangelo. Quello sul lato nord, adiacente all’arco trionfale, è stato coperto da una pittura ad olio del XVI sec. raffigurante il martirio di Saint-Ursule e delle sue compagne.

CAPITELLI Nella crociera del transetto, le semicolonne che ricevono le arcate sono concluse da capitelli di fattura interessante, particolarmente quelli dell’arcata occidentale. Quello a destra raffigura Adamo ed Eva che fiancheggiano l’albero su cui è attorcigliato il serpente tentatore. Di fronte sono dei draghi aggrovigliati e intrecciati.


CHIOSTRO A sud della chiesa si eleva il chiostro romanico, umile ed elegante, su cui una galleria superiore in legno aggiunge un aspetto rustico. La pianta è pressoché rettangolare, non regolare, circa 16 m per 9 (ad est 15,90, ad ovest 15,78, a nord 9,18 a sud 9,80 m di larghezza). La copertura è lignea a vista, priva di volte. La sequenza dei sostegni è alternata, con colonnette singole o binate, che sostengono arcate a tutto sesto dai conci ben apparecchiati. Le colonnette, monolitiche, sono impostate su basi di tipo classico, con due tori frammezzati da una scozia. Alcune di queste sono decorate a spirali. Le arcate non sono a spigolo vivo ma sono ingentilite da una piccola cornice o filetto torico. I capitelli sono di tipo molto semplice, per lo più a feuillages, ovvero motivi vegetali. Solo qualcuno è raffigurato, soprattutto lungo la galleria sul fianco della chiesa. Nel chiostro la sequenza delle aperture della sala capitolare dell'abbazia è alquanto anomala rispetto al consueto.

CAPITELLI DEL CHIOSTRO Su una colonna scanalata spiraliforme è impostato un capitello che raffigura un angelo ad ali spiegate con mano sinistra levata benedicente. Come altri capitelli raffigurati, anche questo è alquanto ingenuo, rozzo, nel modellato delle figure che appaiono come fumetti ante-litteram. Un capitello mostra una fiera, con uno stile quasi caricaturale, con gli occhi come cerchi e i denti storti e spaziati. Un altro mostra vari personaggi non chiaramente identificati, maschili e femminili, che con le mani levate impugnano oggetti non ben definiti. Un quarto capitello mostra una sirena bicaudata, dai seni prominenti e con le mani che tengono le due code. Anche in questo caso il volto è circolare, ingenuo. Uno dei più particolari capitelli rappresenta, in modo alquanto rozzo, una donna che allatta due salamandre, che nascono dalla bocca di un uomo accovacciato sul retro del capitello. Tra i tanti capitelli fitomorfi uno, nella galleria nord, mostra motivi vegetali con foglie e grappoli d'uva.


REFETTORIO Il refettorio (15,60 x 5,50 m) è collocato sul lato sud del chiostro, sul lato opposto e parallelo alla chiesa. È costituito da una aula voltata a botte archiacuta con quattro arcate di alleggerimento sul fianco nord mentre sul lato sud si aprono tre finestre molto strombate; sul lato ovest c’è una grande finestra sotto la quale sono degli armadi a muro di epoca posteriore. Sotto il refettorio c’è una cantina dalla stessa conformazione. Un affresco romanico della fine del XII secolo, di stile bizantineggiante con influenze siriane, ricopre quasi interamente la parete ovest, rettangolare alla base termina ad arco acuto, per un’estensione di 5,5 m di larghezza per 6 di altezza. Esso fu scoperto nel 1896. Un immenso Cristo in Maestà troneggia nella parte superiore, attorniato dai simboli dei quattro Evangelisti. Egli benedice con la mano destra e tiene nella sinistra uno scettro a forma di tau. Il volto è consunto, quasi sparito, mentre il busto risulta sproporzionato rispetto alle gambe, come se i pittori, partendo dal basso, avessero mal calcolato le proporzioni dell’insieme e adattato la figura allo spazio rimasto. Sul registro inferiore è la Vergine in trono, tra due angeli che reggono un drappo alle sue spalle. Ai suoi fianchi sono, in piedi, i dodici Apostoli, sei per parte, col viso rivolto verso la Madonna, che alza le mani al petto, orante e ieratica. I colori sono pacati, ocra, giallo, verde, viola e lo sfondo è chiaro. “I disegni, molto liberi, preannunciano la stilizzazione del XIII secolo e questa forse è la data del più grande affresco d’Alvernia. Questo affresco ha un riferimento vicino nel timpano della chiesa di Charlieu in Borgogna ed uno più antico in una chiesa copta del VI secolo in Egitto, segno più che della discendenza, della persistenza del tema iconografico, elaborato in Oriente nei primi secoli.” (B. Craplet)

Foto e testi: Paolo Salvi


Visita:

Les Amis de Lavaudieu - 3 giugno - 30 settembre 2020. Orari: 10h-12h30 14h-17h30, ogni giorno escluso lunedì e martedì.


BIBLIOGRAFIA

Bernard CRAPLET, AUVERGNE ROMANE, coll. La nuit des temps, 1992, La Pierre-qui-Vire, Éditions Zodiaque, Francoise LERICHE-ANDRIEU, ITINERAIRES ROMANS EN AUVERGNE, coll. Les travaux des mois, 1978 Jacques BAUDOIN, AUVERGNE, TERRE ROMANE, 1993, p. 93 Bruno PHALIP, L’ART ROMAN EN AUVERGNE – Un autre regard, 2003, Éditions Créer, p.96-104 Francis DEBAISIEUX e altri, LES TRESORS DE L’AUVERGNE ROMANE, 2008, p. 114-115 Anne COURTILLE’, LAVAUDIEU: LES TRES D’UNE ABBAYE, Brioude, Éditions Créer, 2009, 125 p. (ISBN 978-2-84819-103-4) Jacques LOUBATIERE, BIBLE de l’ART ROMAN, 2010, p. 237-238 Bruno PHALIP, AUVERGNE ROMANE, 2013, Éditions Faton

79 visualizzazioni4 commenti

Post recenti

Mostra tutti

4 Comments


Giulio Giuliani
Giulio Giuliani
Mar 10

Che dire? Luogo affascinante come pochi, indimenticabile. Un angolo d'Alvernia diverso e "povero", ma in realtà preziosissimo. E documentato alla perfezione.

Like
Paolo Salvi
Paolo Salvi
Mar 11
Replying to

Devo integrarlo con tutte le fotografie che ho fatto, che, non so perché, non vedo inserite. Allora sarà davvero ben documentato.😉

Like

Geert Vijverman
Geert Vijverman
May 15, 2023

Articolo molto bello. Un ringraziamento speciale per le foto. La prossima settimana partenza per la Borgogna e l'Alvernia. 😀

Like
Paolo Salvi
Paolo Salvi
May 24, 2023
Replying to

Vedrai cose meravigliose e desidererai tornare e tornare e tornare ancora. Se hai bisogno di indicazioni io sono disponibile per te e per chiunque le voglia. Io tornerò in Alvernia dal 1 al 13 luglio.

Like
bottom of page