LES EYZIES (Dordogne, 24, Aquitanie), Église fortifiée Saint-Martin de Tayac

STORIA Il priorato di Tayac dipendeva dal vicino monastero di Paunat e fondato alla fine del XII secolo passò quasi indenne i periodi turbolenti della Guerra dei Cent’Anni, delle Guerre di Religione e della Fronda.
A partire dal XIV secolo venne trasformato in chiesa-fortificata, tipologia alquanto frequente nel Périgord in quanto terra di confine tra territori francesi e quelli sotto il domino inglese
oltre la Dordogna.
Si trovava inoltre sul cammino di Santiago attraverso la regione, che da Vezelay, in Borgogna, passava per l’abbazia di Saint-Martial a Limoges, poi per l’abbazia di Cadouin e il monastero di Saint-Avit-Senieur.

ARCHITETTURA
L'edificio si presenta come un corpo massiccio rettilineo che presenta due corpi elevati in facciata sopra il portale e sopra il coro rettilineo, concepiti come elementi di una fortificazione per resistere agli assedi. Sia la facciata, sia il coro (chevet) sono sormontati da sale di guardia sopraelevate dotate di caditoie (mâchicoulis) e torrette di avvistamento per la difesa dall'alto. All'angolo sud del coro rimangono le mensole che un tempo sostenevano una bertesca (échauguette). Nello spessore delle mura sono nascoste due scale in pietra con ingressi volutamente posizionati a circa due metri da terra ed accessibili solo con scale rimovibili. Una conduce alla piattaforma panoramica sopra il coro per sorvegliare la valle della Vézère; l'altra porta direttamente alle soffitte.

L’edificio è a tre navate divise da due file di quattro pilastri ottagonali senza capitelli e senza nessun tipo di decorazione. Questi pilastri reggono arcate longitudinali leggermente acute. La navata maggiore e circa il doppio delle navate laterali (24 x 11 m all’interno) e terminano nel coro rettilineo (spessore murario 2,5 m), senza l’interruzione del transetto. La chiesa è spoglia ed austera e illuminata solo da sottili feritoie nei muri laterali. Le capriate lignee che dovevano essere a vista, sono celate da un solaio (plafond) in legno per tutta la pianta, che consente la creazione di stanze nel sottotetto con funzione difensiva o di rifugio. Questa soffitta fortificata era concepita per ospitare, nutrire e proteggere un'intera moltitudine di contadini e abitanti del villaggio durante le incursioni nemiche.

La facciata, alta e massiccia, termina con merlature coperte da un tetto a padiglione. Sotto di queste si aprono tre ampie monofore a formare una specie di galleria mentre la muratura sottostante è segnata solo da due cornici marcapiano. Inferiormente è il primo registro dove si apre un corpo aggettante che con una grande arcata leggermente acuta inquadra il portale romanico. Questo ha un archivolto formato da cinque ghiere lisce sempre archiacute di cui quella interna polilobata. Quattro colonnine per parte formano la strombatura del portale, le due esterne, in granito, con capitello pseudocorinzio, mentre quelle interne, più sottili e in arenaria, con semplici capitelli svasati. Due contrafforti scalati chiudono infine la facciata alle estremità.

Foto e testi: Paolo Salvi (ove non specificato diversamente)
Sitografia:





















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