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  • Immagine del redattorePaolo Salvi

PAVIA, San Michele Maggiore

Aggiornamento: 24 feb 2023

(di Francesco Sala e Luca Giordani)



Le origini di questa chiesa si perdono nella leggenda, di certo si sa che esisteva una chiesa dedicata a San Michele in epoca Longobarda (ne parla Paolo Diacono nella sua "Historia Longobardorum") e per tutto l'Alto Medioevo godette di grande importanza, se divenne luogo d'incoronazione dei Re d'Italia: fra gli altri Adalberto II nel 950, Arduino nel 1002 e l'Imperatore Enrico II nel 1004. Dopo questa data si trova la citazione di San Michele nel 1155 per l'incoronazione di Federico Barbarossa. Fra le ultime due date ci furono: un enorme incendio che distrusse la città e nel 1117 un disastroso terremoto che colpì tutta la Valle Padana. Si può suppore che in questo intervallo di tempo venne ricostruita la chiesa nelle sue attuali forme romaniche e, non esistendo a tutt'oggi documenti certi, si può ipotizzare come data di costruzione il terzo decennio del XII secolo.

Ci si avvicina al San Michele da strette vie dell'impianto medievale con visione dell'abside e del tiburio, testata del transetto sud con inserimenti scultorei isolati; di particolare bellezza è l'ANNUNCIAZIONE, opera più tarda dei rilievi che vedremo in seguito, che potrebbe essere della fine del XII secolo ed è in buono stato di conservazione perché in marmo anziché in arenaria. Il portale, murato, sempre nel transetto sud, ha sculture quasi esclusivamente ornamentali sui piedritti e sui capitelli, con al centro della lunetta un Angelo e nell'architrave un altro tema religioso la "TRADITIO LEGIS" cioè Cristo che consegna le chiavi a San Pietro e il rotolo della Verità a San Paolo. La testata del transetto nord si affaccia su una lunga piazzetta rettangolare che prosegue idealmente la linea del transetto stesso; le semicolonne, i due enormi contrafforti terminali parecchio sporgenti, la monofora molto strombata, una bifora a doppia ghiera, due oculi ed un portale centrale ricchissimo, il tutto conferisce a questo transetto una dignità molto particolare, quasi di facciata. Le sculture sono pressoché esclusivamente ornamentali con un tema religioso solo nella lunetta e nell'architrave, come già visto nel portale precedente, con le figure però più abrase, a parte una di leone in marmo. Infine, in una stretta piazzetta, raro esempio arrivato sino a noi di rapporto quasi integro fra il monumento e la città, ci appare lo splendore della facciata in cui architetti e scultori operarono con lo scopo di dissolvere la compattezza della parte frontale, i primi con l'apertura di ben calcolarti vuoti: bifore, monofore, oculi; i secondi, non inquadrando le parti scolpite in zone ben determinate ottengono il risultato che lo sguardo dell'osservatore non si sofferma in zone precise, ma scorre da un rilievo all'altro. I rilievi della facciata sono quelli maggiormente rovinati dal tempo, il più delle volte è impossibile apprezzarne la volumetria e si può, a fatica, valutarli dal punto di vista iconografico. I soggetti svolti rappresentano un panorama pressoché totale dell'iconografia medievale: si va da soggetti religiosi a soggetti della vita quotidiana a scene di caccia, da racconti guerreschi a temi naturalistici fino a comprendere le figure mostruose e mitiche del bestiario e dell'allegorismo medievale. L'interno è vasto e maestoso ed ha effetti molto suggestivi, soprattutto nel pomeriggio, quando la luce entra dalle aperture della facciata. La scultura è nettamente subordinata all'architettura. Mostrerò alcuni capitelli della navata: il primo raffigura la Morte del Giusto, il secondo è una figura fra due Mostri, il terzo rappresenta Daniele nella fossa dei Leoni; vedremo poi uno splendido capitello della bifora della testata del transetto sud ed infine un Crocefisso in lamina d'argento sbalzata del X-XI secolo.


IL MOSAICO PAVIMENTALE DI SAN MICHELE (di Luca Giordani)

"Plures ecclesiae pavimentum habent minutis lapillis stratum in quibis per diversos colores hystoriales ymagines et litere sunt formate" (Molti pavimenti delle chiese hanno strati di piccole pietruzze di diversi colori che formano storie in immagini e scritte)

Così Opicino de Canistris descriveva le chiese pavesi nel XIV secolo, prima che la furia controriformista si abbattesse su questi mosaici distruggendoli o seppellendoli per secoli. Non sappiamo quanti fossero i pavimenti istoriati delle chiese di Pavia, ma non è azzardato pensare che l'antica capitale del regno Longobardo non temesse confronti con nessun'altra città nei secoli del romanico. Sono almeno 7 le chiese che senza ombra di dubbio ospitavano questi litostroti: la cattedrale di Santa Maria del Popolo, la chiesa di Sant'Invenzio, nei monasteri di Santa Maria delle Stuoie e di Santa Mostiola, la chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro, di San Teodoro e la basilica di San Michele Maggiore. Alcuni mosaici sono ancora presenti in situ, altri sono conservati nei musei civici del Castello Visconteo.

STORIA DEL MOSAICO DI SAN MICHELE MAGGIORE

La storia del mosaico di San Michele inizia nella prima metà del XII secolo: è di quegli anni la ricostruzione della basilica, resasi necessaria probabilmente per i danni causati dal grande terremoto del 1117. Il mosaico è posto nel presbiterio sopraelevato e ne occupa gran parte del pavimento, sono presenti l'Anno con i dodici mesi, un grande labirinto con al centro la lotta fra Teseo e il Minotauro, un riquadro con il duello fra Davide e Golia, uno con un mare nel quale nuotano alcuni pesci e animali reali e fantastici presi dal ricco bestiario medievale. Nel 1599, per rendere conforme la celebrazione liturgica ai nuovi dettami della Controriforma, l'altare monumentale trecentesco che si trovava presso l'abside venne posto al centro del presbiterio, coprendo parte del mosaico, tutto il resto del litostroto venne rimosso per essere sostituito dalla nuova pavimentazione. Nel 1863 erano in corso dei lavori di restauro della basilica e durante una ricognizione delle reliquie dell'altar maggiore venne ritrovata quella porzione musiva scampata alla distruzione, ma fu solo nel 1972 che finalmente il mosaico di San Michele tornò a troneggiare al centro del presbiterio.

IL LABIRINTO, TESEO E MINOTAURO, DAVIDE E GOLIA

Sotto una cornice a greca abitata da animali, si apre un colonnato che ospita il calendario figurato, sotto alla serie dei mesi si trovano i resti del grande labirinto e due scene negli spicchi laterali. Questo è tutto quello che rimane del grande mosaico romanico, ma come facciamo a sapere cos'è andato perduto? Nel secondo volume dei "Vetera Monimenta" pubblicato da Giovanni Ciampini nel 1699, era presente un'incisione delle parti perdute mosaico di San Michele, che gli studiosi ritengono, nella sostanza, molto attendibile. Il primo a proporne una ricostruzione complessiva fu Aum's Weerth nel 1873, a cui fecero seguito altri studiosi, fra cui Camillo Brambilla e Adriano Peroni. In questa incisione, oggi perduta, sono leggibili anche le scritte che accompagnavano le scene.

Nel clipeo di Teseo contro il Minotauro posto al centro del labirinto si leggeva: TESEVS INTRAVIT MONSTRVMQVE BIFORME NECAVIT; nel riquadro laterale sopra Davide che tiene la sua fionda c'era la scritta: DAVID STERNITVR ELATVS STAT MITIS AD ALTA LEVATVS, mentre nello scudo di Golia si trovava la frase che lo rappresentava: SVM FERVS ET FORS CVPIENS DARE VVLNERA MORS.

Negli angoli inferiori del quadrato che conteneva il labirinto, si trovavano un uomo nudo in lotta con un DRACO e un cavallo alato con la scritta EQVS; in quelli superiori scampati dall'oblio una CAPRA cavalca un LVP[VS] (foto 10) e un giovane uomo nudo armato di bastone in groppa ad un'oca e la misteriosa scritta CHAND[A] (foto 9).

L'ANNO E IL CICLO DEI MESI

I dodici mesi sono tutti posti al centro delle luci di un colonnato, dall'incisione del Ciampini risulterebbe che il primo mese fosse dicembre, seguito da novembre per proseguire ordinatamente da gennaio fino a ottobre; non sappiamo se si tratti di un inversione presente nel mosaico originale oppure di un errore nel disegno. A Pavia la tradizione longobarda era sopravvissuta a lungo e questo si rifletteva probabilmente anche sul calendario che sappiamo non essere uniforme in ogni città.

Il capodanno longobardo era il 1° novembre, coincideva con quello celtico della festa di Samhain, che significa “fine dell’estate”. Nel IX secolo papa Gregorio IV spostò la celebrazione di Ognissanti al 1° novembre proprio per farla coincidere con il Capodanno longobardo. Ci sono due aspetti importanti da considerare: nell'incisione del Ciampini si vede chiaramente che Novembre è intento nell'uccisione del maiale, mentre dicembre sta appendendo le carni dell'animale. Si tratta ovviamente di due azioni conseguenti l'una all'altra così come sono ripetute anche nel cerchio dei mesi di Santa Maria delle Stuoie. Qui erano presenti due ruote, ognuna con sei mesi; una è andata perduta, mentre la seconda si trova nei Musei Civici e dimostra chiaramente che il primo mese dell'anno era novembre che squarta il maiale, seguito da dicembre che ne appende le carni, a cui seguono Gennaio, Febbraio, Marzo e Aprile (nella seconda ruota erano sicuramente presenti i mesi da maggio ad ottobre). In San Michele, posto al centro della teoria dei mesi e mestieri, siede l'ANNVS. L'Anno di San Michele siede su un trono, indossa un mantello, una corona e impugna i simboli del potere temporale: lo scettro e il globo. Si distingue da altre rappresentazioni coeve come quelle di San Savino a Piacenza e della cattedrale di Aosta dove l'Anno/Tempo regge il sole e la luna, qual è il motivo? Lo spiega bene Giulio Giuliani in un suo articolo: questa era la chiesa delle incoronazioni dei Re.

"Berengario I, che divenne re nell’888, fu incoronato qui; dodici anni dopo, nell’anno 900, toccò a Ludovico III, e poi a Ugo di Provenza nel 926; Berengario II ricevette lo scettro in San Michele nel 950, e Arduino d’Ivrea assunse il governo del regno nel 1002; solo due anni dopo, nel 1004, la festa per l’incoronazione si ripetè per Enrico II, e già era il tempo in cui i re d’Italia non erano sovrani qualsiasi, ma cingevano la corona ferrea a Pavia come primo passo verso l’incoronazione imperiale, che poi si teneva a Roma. Lo spiega bene un testo pavese dell’XI secolo:

Sicut Roma coronat imperatorem in Ecclesia Sancti Petri cum papa suo, ita Papia cum episcopo suo coronat regem in ecclesia Sancti Micaelis maioris."

Una vocazione che venne immortalata nel mosaico pavimentale, voluta pensando di perpetuare ancora per lungo tempo una tradizione ormai consolidata.

Dopo la ricostruzione del XII secolo, nell'anno 1155 venne incoronato qui, nella nuova chiesa, Federico Barbarossa re d'Italia, ma questa fu l'ultima cerimonia che vide protagonista la basilica di San Michele Maggiore, e il suo ANNVS circondato dai 12 fedeli scudieri, rimase l'ultimo Re testimone di tanto prestigio.


Fonti bibliografiche:

SAN MICHELE DI PAVIA, A. Peroni, 1967

DER MOSAIKBODEN IN ST. GEREON ZU KOLN - MOSAIKBODEN ITALIENS, Ernst aus'm Weerth, 1873

PAVIA - MUSEI CIVICI DEL CASTELLO VISCONTEO, A. Peroni, 1975

Fonti sitografiche:



Illustrazioni: (foto di Francesco Sala, Luca Giordani e Roberto Gherzi)

1 - Abside, vista da nord (foto Francesco Sala)

2 - Abside, vista da sud

3 - Tiburio

4 - Transetto sud, formella con l'Annunciazione

5 - Fianco sud, formella con la Vergine e il Bambino

6 - Fianco sud, portale murato

7 - Fianco sud, archivolti, lunetta e architrave del portale murato

8 - Fianco sud, portale, particolare dell'architrave con la "Traditio Legis"

9 - Transetto nord

10 - Transetto nord, portale

11 - Transetto nord, archivolti, lunetta e architrave del portale

12 - Transetto nord, portale, sculture nello stipite a destra

13 - Transetto nord, portale, sculture nello stipite a destra

14 - Transetto nord, portale, capitelli e protome leonina a destra

15 - Facciata, vista da nord ovest

16 - Facciata, portale minore di sinistra

17 - Facciata, portale minore di sinistra, particolare della lunetta, archivolti e architrave

18 - Facciata, portale minore di sinistra, sculture alla destra del portale

19 - Facciata, portale maggiore

20 - Portale maggiore, l’Arcangelo Michele

21 - Facciata, portale maggiore, capitelli sul lato destro

22 - Facciata, portale maggiore, capitelli sul lato sinistro

23 - Facciata, portale maggiore, capitelli sul lato sinistro

24 - Facciata, portale destro

25 - Facciata, portale sinistro, sculture nello stipite a sinistra

26 - Facciata, portale destro, Adamo ed Eva sul lato sinistro

27 - Facciata, portale destro, sculture sul lato sinistro

28 - Facciata, portale destro, capitelli sul lato destro

29 - Facciata, portale maggiore, sculture all'estrema destra della facciata

30 - Interno con navata centrale, arcate di sinistra e matronei

31 - Crociera del transetto con cupola del tiburio

32 - Capitello con "la Morte del Giusto"

33 - Capitello con figura fra due mostri

34 - Capitello con Daniele tra i Leoni

35 - Capitello con "la Morte del Giusto" (foto Roberto Gherzi)

36 - Capitello con "la Morte del Giusto" (foto Roberto Gherzi)

37 - Capitello con "l’offerta di Abele" (foto Roberto Gherzi)

38 - Capitello con "la Giustizia di Dio" (foto Roberto Gherzi)

39 - Capitello del " Peccato Originale " (foto Roberto Gherzi)

40 - Capitello con "Sansone che smascella il leone" (foto Roberto Gherzi)

41 - Capitello con "il profeta, Daniele e i leoni" (foto Roberto Gherzi)

42 - Capitello con "la Dama nel Palmeto" (foto Roberto Gherzi)

43 - Capitello con "Daniele nella fossa tra i leoni" (foto Roberto Gherzi)

44 - Capitello con "Daniele nella fossa tra i leoni" (foto Roberto Gherzi)

45 - Capitello con "Daniele nella fossa tra i leoni" (foto Roberto Gherzi)

46 - Capitello con "Daniele nella fossa tra i leoni" (foto Roberto Gherzi)

47 - Capitello con quattro donne coronate (foto Roberto Gherzi)

48 - Capitello con draghi alati che azzannano un uomo (foto Roberto Gherzi)

49 - Capitello con uomo che abbraccia i grifoni (foto Roberto Gherzi)

50 - Capitello con uomo che afferra per il collo i draghi (foto Roberto Gherzi)

51 - Capitello con donna e due draghi (foto Roberto Gherzi)

52 - Capitello con l’Albero della vita e due draghi che mordono un uomo (foto Roberto Gherzi)

53 - Capitello con l’albero e i grifoni alati (foto Roberto Gherzi)

54 - Capitello con coppia di grifoni e una palma (foto Roberto Gherzi)

55 - Capitello con coppia di grifoni e una palma (foto Roberto Gherzi)

56 - Capitello con albero della vita, uomo barbuto e sirena bicaudata (foto Roberto Gherzi)

57 - Capitello con quattro grifoni e l’albero della vita (foto Roberto Gherzi)

58 - Capitello con sirena bicaudata (foto Roberto Gherzi)

59 - Capitello del transetto con sirena bicaudata (foto Roberto Gherzi)

60 - Cripta, capitello con coppia di leoni (foto Roberto Gherzi)

61 - Cripta, capitello con uomini tra le fiere (foto Roberto Gherzi)

62 - Cripta, capitello con uomo azzannato da due draghi (foto Roberto Gherzi)

63 - Cripta, capitello con tre leoni (foto Roberto Gherzi)

64 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi e labirinto (foto Luca Giordani)

65 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Annus (foto Luca Giordani)

66 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Februarius (foto Luca Giordani)

67 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Marcius (foto Luca Giordani)

68 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Aprilis (foto Luca Giordani)

69 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Madius (foto Luca Giordani)

70 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Iunius (foto Luca Giordani)

71 - Presbiterio, mosaico pavimentale con ciclo dei mesi, Iulius (foto Luca Giordani)

72 - Presbiterio, mosaico pavimentale, disegno della ricostruzione del mosaico presbiteriale sulla base dell'incisione del Ciampini (foto Luca Giordani)

73 - San Michele Maggiore visto dall’altra sponda del Ticino (foto Francesco Sala)

74 - San Michele Maggiore, planimetria (da Enciclopedia Britannica, 1911)

75 - San Michele Maggiore, sezione longitudinale (da Pavia e dintorni)


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