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  • Immagine del redattorePaolo Salvi

SAINT-PAUL-de-TARTAS (Haute-Loire, 43, Auvergne), Église de la Conversion-de-Saint-Paul

ALVERNIA ROMANICA

Nonostante questa zona del Vivarais fosse sotto il dominio dell’abbazia di Le-Monastier, i monaci dell’abbazia di La Chaise-Dieu vi avevano fondato un priorato e costruito una chiesa della fine dell’XI secolo. Dopo un periodo di rivalità con i Montlaur, signori del feudo, questo venne ceduto al priore nel 1291. Altri conflitti nel periodo (1234) riguardarono le decime con i signori di Barges, e nei i secoli successivi dei signori locali vi stabilirono delle tombe e delle cappelle.      Le guerre di religione portarono alla realizzazione di fortificazioni dell’edificio, di cui ancora sussistono tracce. Nel 1577 il castello di Montbel venne occupato dagli Ugonotti che incendiarono e saccheggiarono la chiesa abbattendo il suo campanile.         Fino alla rivoluzione, la chiesa dipese dalla diocesi di Viviers, dopodiché si mise fine al priorato e i beni furono venduti. Dopo una breve interruzione, la vita parrocchiale riprese continuando fino ai nostri giorni.         


La facciata su tre registri, di scorcio

ARCHITETTURA

La chiesa, risalente al XII secolo, è in un recinto al centro del paese e si staglia coi suoi volumi massicci. È costituita da un’aula a navata unica seguita da una campata del coro, quadrangolare e leggermente più stretto. L’insieme è voltato a botte archiacuta su massici arcs-doubleaux, archi trasversali impostati su semipilastri (dosserets) e mensole addossate.               

La facciata occidentale costruita in granito (gneiss di Augen) è compatta e compresa tra due possenti contrafforti, dove sono rare le aperture, come consueto per edifici fortificati. Essa è divisa in tre registri, di cui quello inferiore accoglie il portale leggermente acuto e fortemente strombato, delimitato da una cornice sopraciliare che prosegue orizzontale lungo i lati della facciata;              Il secondo registro è forato al centro da un piccolo oculo, anch’esso superiormente avvolto da una cornice alla cui base sono lastre zoomorfe che indicherebbero una volpe ed una scimmia.     Infine, il terzo registro è occupato dal clocher-peigne (campanile a pettine) a quattro fornici che contiene altrettante campane, che venne rifatto, dopo la distruzione degli Ugonotti, entro il 1647. La cornice orizzontale che lo chiude in alto a poca distanza dalle arcate delle campane lascia come un senso di incompiutezza. Nel fianco nord, in scorie vulcaniche di colore cangiante dal violaceo al marrone, è privo di modanature e con un’unica semplice monofora. Adiacente una cappella quadrangolare, è una struttura ha forma di stretto parallelepipedo su base quadrata sormontata da quella che sembrerebbe essere i resti di una torretta con posto di guardia.       Nel fianco sud, dietro la facciata è la tour-escalier del campanile, forata da piccolissime finestre , alla cui sommità è scolpita in forte rilievo una maschera barbuta, integrata nella muratura. La parete meridionale accoglie tre monofore, due più ampie ed una più stretta in mezzo posta ad altezza inferiore; la terza obliterata dalla costruzione della cappella laterale a cui segue la sacrestia. In corrispondenza dell’arco trionfale è un possente contrafforte.           


La navata verso il coro

L’abside è terminazione piana, con facciata a capanna dove al centro si apre un’allungata monofora sormontata da un oculo, probabilmente di epoca gotica.   L’interno ad aula unica con volta a botte archiacuta è scandito in due campate da una arcata trasversale che poggia su mensole a piramide rovesciata con capitelli scolpiti sobriamente, alla cui altezza corre lungo entrambe le pareti una cornice quadrata su cui è impostata la volta.      L’arco trionfale analogamente è impostato su mensole simili ma i cui capitelli raffigurano il tema classico delle sirene e dei tritoni allacciati.         I muri, molto spessi, e le volte sono montati con estrema cura, con giunti ben stilati. Nella parte anteriore della prima campata è la tribuna lignea. Due arcate a tutto sesto si aprono a sud e a nord su due cappelle laterali, quella meridionale coperta a botte parallela a quella dell’aula, quella a settentrione leggermente acuta e trasversale.         


Foto e testi: Paolo Salvi


BIBLIOGRAFIA:

Régis THOMAS, Martin de FRAMOND, Bertrand GALLAND, ÉGLISES DE HAUTE-LOIRE, Le-Puy-en-Velay, 2015



 




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